Percorso attrezzato Saccuri

Percorso attrezzato Saccuri Marco https://www.viaggioinsardegna.net/author/marco_admin/

Autentico granito di Gallura

Scrambling e Abseiling a Olbia su e giù per Monte Sa Curi

Questo bel percorso di scrambling e abseiling realizzato da Eugenio Degortes con l’associazione Canyon in Gallura mi ha fatto un po’ tornare a quando ero ragazzo e scorrazzavo con gli amici tra queste rocce. Quando Eugenio me ne ha parlato gli ho fatto un sacco di domande perché erano anni che non a Punta sa Turritta e tornarci è stato divertentissimo.

Come arrivarci

La via più semplice passa dalla Strada Statale 125. Si procede in direzione Costa Smeralda e appena dopo la prima rotatoria si svolta in direzione Golfo Aranci. Alla rotatoria in corrispondenza della stazione di servizio, la si percorre tutta per tornare indietro di un centinaio di metri ed entrare così nella strada sterrata che arriva dal santuario di Cabu Abbas. La svolta a destra è segnalata dal cartello che indica il nuraghe Rio Mulinu. Si prosegue sulla sterrata principale fino a Via S’Iscoglia anch’essa in gran parte sterrata che si percorre tutta per circa 2,5 km fino ad un piccolo parcheggio dove la strada finisce. Qui si possono lasciare, in maniera ordinata, le auto per proseguire a piedi su un sentiero in direzione Nord. Il percorso è obbligato e abbastanza stretto, a tratti parzialmente ostruito dalla macchia mediterranea che qui cresce in maniera rapidissima.

L’avvicinamento

Dobbiamo salire verso Punta Sa Turritta visibilissima a Nord-Est per cui non si può sbagliare, dopo circa trecento metri il sentiero arriva ad un muretto a secco e piega sulla destra (Est) in maniera piuttosto evidente.

La salita un po’ più ripida ma comunque non eccessiva ci conduce abbastanza rapidamente verso un altro muretto a secco, su una sella tra due gruppi di rocce che si apre con la vista sul Golfo di Olbia.

Una volta scavalcato si punta a sinistra (Nord-Est) verso un mucchio piatto di pietre. Da li in poi, seguendo gli omini di pietra e costeggiando un altro muretto a secco alla nostra destra, si arriva in pochi minuti in corrispondenza del gruppo roccioso che è la cima di Monte Sa Curi e che troveremo alla nostra sinistra (Ovest).

Eugenio ha chiamato il percorso SACCURI che sarebbe l’antico toponimo di questo rilievo, comunque, per facilitarne l’individuazione, in questa scheda ho deciso di usare anche il toponimo Monte Sa Curi come indicato sulle mappe IGM.

In ogni caso per noi olbiesi la cima del monte è sempre stata Punta Sa Turritta ed è impossibile sbagliare: ci si deve salire sopra e poi da li parte il divertimento.

Il grande masso di Punta Sa Turritta dal quale inizia il percorso SACCURI come appare durante l’avvicinamento.

La salita è un breve tratto di scrambling piuttosto semplice, per alcuni metri un po’ sporchi di terra è stata posizionata una corda fissa. Sul grosso masso sommitale si notano molto evidenti i segni di una vecchia muratura e una incrostazione di resina: è quanto rimane della placca che indicava qui un punto trigonometrico. Quando ero ragazzo c’era ancora, ma nel frattempo qualcuno l’ha rimossa, chissà per quale motivo.

Poco prima di salire verso il primo salto uno sguardo a Nord con il Golfo di Marinella e L’isola di Mortorio, in fondo a sinistra Romazzino e Cala di Volpe.

Il panorama

A Est ovviamente c’è il mare e verso Sud si vede Tavolara, preceduta da Capo Ceraso e prima ancora dall’ingresso del golfo interno di Olbia, con il Faro dell’Isola Bocca e la foce del Padrongianus.

Spostando lo sguardo da Sud verso Ovest individuiamo l’Aeroporto Costa Smeralda, il porto con il Molo dell’Isola Bianca e il centro di Olbia.

Facendo un po’ di attenzione si può osservare il Castello di Pedres verso Sud Ovest poi il massiccio del Limbara e anche se a occhio nudo non si vede c’è il Castello di Sa Paulazza. Molto più vicino, a poche centinaia di metri a sud ovest c’è il Nuraghe di Cabu Abbas (detto anche Rio Mulinu dalla fontana che c’è appena sotto) con la sua spettacolare muraglia di cui abbiamo parlato qui: https://www.viaggioinsardegna.net/nuraghe-rio-mulinu.

Sono ben visibili a Ovest-Nord-Ovest Punta Cugnana e Punta Balbacana a San Pantaleo, poi a Nord Punta Nuraghe a Porto Rotondo dove è presente una antica torre Punica, La Maddalena e la Corsica e poi Mortorio, Soffi, Le Camere, Cala di Volpe e Romazzino, a Nord Est Capo Figari e Golfo Aranci.

Una vista a 360° veramente bellissima che fa capire come il nome non sia casuale, da questo punto di osservazione sono visibili quasi tutte le strutture difensive, costruite dall’epoca nuragica in poi, nei dintorni di Olbia.

Dati tecnici:

  • Avvicinamento circa 40/45′ dalle macchine.
  • Rientro circa 10/15′ dalla base dell’ultimo salto
  • Percorrenza totale per un gruppo 4 persone esperte: 4/5 ore (il dato può variare in base alla conoscenza del percorso e alle pause). Noi l’abbiamo percorso in 6 ore ma, non conoscevamo ancora bene le calate e vista la giornata splendida ce la siamo presa comoda.
  • 2 corde da 50m.
  • Fa vento e si suda quindi occorre tenerne conto, serve acqua e abbigliamento a strati.

Il percorso

Una volta arrivati sul grosso masso in cima a Punta Sa Turritta troverete sulla sinistra un armo doppio resinato. La calata deve fnire sulla piccola cengia e poi guardando a Ovest (sinistra per chi guarda la parete) ci si muove per individuare la sosta successiva poco distante.

Il primo salto 15 metri su una cengia e poi a sinistra a cercare il secondo.

Il secondo salto, in appoggio, si raggiunge dopo una breve camminata verso Ovest, la sosta si trova dietro un masso attrezzato di mancorrente. Una volta atterrati un breve mancorrente realizzato con una corda fissa aiuta a spostarsi verso Sud, (destra per chi guarda la parte) e quindi a dirigersi verso il salto successivo.

Sul masso in primo piano la corda fissa che conduce agli ancoraggi del secondo salto.

Il terzo salto è su una piccola cresta raggiungibile con un’arrampicata abbastanza facile (III grado) e comunque agevolata da una corda fissa con nodi. L’avvicinamento alla sosta è solo parzialmente agevolato da un mancorrente in corda che è troppo basso per chi arriva da sopra esponendolo a una manovra senza alcuna protezione e con un elevato fattore di caduta.

Sulla destra si nota il mancorrente in corda fissato a destra sulla sosta e a sinistra ad un alberello, un bonsai naturale non visibile in foto. Non è molto comodo per chi come me è arrivato da sopra.

Il quarto salto è una discesa poggiata di circa 20 metri su placca, attenzione a restare in direzione Sud (destra guardando la parete) perché diversamente ci si allontanerebbe dalla sosta successiva. Il granito con le sue caratteristiche pance spesso non permette di vedere subito la base della calata per cui occorre stare attenti.

La sosta del quarto salto, occorre dirigersi verso sud, a sinistra nella foto.

Il quinto salto è una lunga e facile discesa poggiata, una grande placca divisa in due calate con soste abbastanza comode.

IL comodo terrazzino del quinto salto per una lunga calata, 40 metri, su placca. Facile.

La sesta calata è molto semplice anche se un po’ impattante perché a metà di una lunga placca, è comunque tutta poggiata.

La sosta del sesto salto una lunga catena tra due placchette inox e maglia rapida centrale.

La partenza è molto comoda ma occorre fare attenzione all’arrivo, infatti ci si trova in un boschetto che rende difficoltoso l’orientamento. Bisogna muoversi verso Ovest cioè dare le spalle alla parete cercando un passaggio di fronte a noi, tra le piante tagliate, in leggera salita a destra. Si accede a un rocciaio e si va avanti seguendo gli omini di pietra per arrivare al salto successivo.

Dopo il boschetto ed il rocciaio si arriva al settimo salto, molto particolare, da prendere con calma e pazienza perché poco agevole specie con gli zaini.

Il settimo salto è senza dubbio uno dei punti di maggiore interesse in questo percorso, perché a differenza degli altri ci fa entrare dentro la montagna in una maniera spettacolare. Questa calata molto particolare si sviluppa in un taglio quasi verticale della roccia, stretto e non semplice da fare con lo zaino che è meglio appendere alla longe. Può richiedere un cambio di mano sul discensore per potersi destreggiare meglio nella discesa.

Visto dal basso è un lungo camino percorribile in opposizione, mentre quando si scende il settimo salto è una specie di pozzo, notare il cambio di mano sul discensore.

Dalla base della calata precedente una corda fissa ci guida attraverso un arco di roccia spettacolare, per arrivare alla numero 8 (38 m). La sosta è sulla destra e si raggiunge attraverso una passerella in ginepro assicurata (più o meno) con una corda. Purtroppo il passaggio di diversi gruppi ha rovinato la corda, ma soprattutto il tronco di ginepro. Probabilmente era già compromesso da qualche malattia e lo si nota dal marciume, cosa insolita in questo tipo di legno.

La corda fissa che ci guida verso l’ottavo salto passando per uno spettacolare arco di pietra
Il passaggio in arrivo all’ottava calata, esposto ma protetto, visto dall’interno del tafone
La sosta dell’ottavo salto, la corda oramai è compromessa e così anche il tronco di ginepro che non avrà vita lunga purtroppo essendo oramai marcio.

L’arrivo è una zona di grandi massi, da percorrere con una certa attenzione in quanto tra un masso e l’altro c’è spesso il vuoto. La calata numero 9 da 13 m, avviene proprio in uno di questi spazi tra i massi grazie ad una sosta posizionata in alto, al termine di una catena verticale molto ben visibile. Si tratta di un punto interessante sotto l’aspetto fotografico, perché ci riporta fuori da questo strano spazio chiuso, ma noi abbiamo provato una variante.

La catena finisce con la sosta dalla quale poi ci si cala dentro uno spazio tra i grossi massi verso un traverso attrezzato con cavo.

Qui infatti abbiamo optato per una soluzione differente, proseguendo a sinistra rispetto alla catena, su un breve e stretto passaggio aereo, piuttosto esposto e non protetto, fino alla sosta successiva. In questo modo abbiamo evitato il traverso su cavo sotto i massi e la successiva risalita su corda.

Maurizio osserva il punto da cui proseguiremo verso il salto successivo evitando la calata tra i massi (il buco che si vede a centro della foto).

La decima calata di 28 metri con una comoda sosta alla base si raggiunge in due modi: a)dirigendosi verso destra dopo la risalita alla fine della corda con nodi per chi fa il traverso sotto i massi (che non abbiamo fotografato), oppure come abbiamo fatto noi: b) facendo una calata in meno e camminando per qualche metro lungo un gradino non protetto. Sia questa che la successiva sono due semplici placche poggiate che non presentano alcuna difficoltà, a parte l’altezza.

Davanti a noi un gruppo di amici partiti qualche minuto prima, li si vede impegnato al 12° salto.

L’undicesimo salto parte da un terrazzino piuttosto ampio, non immediatamente visibile dalla sosta precedente, attrezzato con catena e triplo ancoraggio, molto comodo per far riposare più persone in attesa della calata da 45 metri con arrivo nel bosco sottostante.

La foto non è per mostrare la catena di destra un po’ arrugginita, ma le mie nuove scarpe da avvicinamento Salewa Wildfire GTX che come scriverò in un prossimo articolo si sono comportate egregiamente.

Dalla base del salto ci si sposta in salita verso sinistra (dove abbiamo visto i ragazzi dell’altro gruppo) seguendo i rami tagliati e gli omini verso un altro gruppo roccioso, una breve e facile arrampicata agevolata da una corda fissa ci aiuterà ad individuare e completare il percorso verso il dodicesimo salto.

Il gruppo di rocce del salto 12 si raggiunge con una semplice arrampicata agevolata da una corda fissa.

Si tratta di una discesa di 40 metri poggiata che anche in questo caso finisce nel bosco sottostante. Si dovrà fare attenzione a tenersi sulla destra in modo da essere più vicini al punto di risalita verso il salto successivo.

Lo spazio non è tantissimo e c’è un po’ di muschio per cui tenuto conto che è un salto di 40 metri meglio muoversi con circospezione.

L’ultima calata si raggiunge attraverso un percorso pressoché obbligato: dalla base del salto precedente in salita a destra si individua una corda fissa che aiuta l’arrampicata abbastanza semplice verso un susseguirsi di massi e cavità.

Un teschio di muflone appoggiato su una mensola naturale, questa è l’ingresso della grotta passante che conduce all’ultimo salto.

Si seguono gli omini fino ad arrivare ad una grotta passante in salita e sempre seguendo gli omini si arriva alla sosta della calata finale di 15 metri.

L’ultimo salto. dopo un sentiero in salita breve e ripido si ritorna al sentiero di avvicinamento chiudendo l’anello e rientrando alle auto.

Da questo punto in poi si sale attraverso un sentiero obbligato molto ben segnato. La traccia passa attraverso una struttura di grosse pietre e a prima vista non è chiaro se sia una piazzola di carbonai o una struttura nuragica. Si tratta infatti di grossi massi, molto più grandi di quelli solitamente usati dai carbonai. Ma il sentiero è chiamato “dei carbonai” per cui sarà così.

Una volta giunti alla fine del sentiero si ritrova il muretto a secco che abbiamo lasciato all’andata e da li la strada per le auto è banalmente tutta in discesa.

Conclusione e ringraziamenti

Ci siamo divertiti. SACCURI è un percorso variegato con delle lunghe verticali (non tutte verticali a dire il vero, ma lunghe). Sono tutte poggiate e attrezzate con ancoraggi doppi e in qualche caso tripli, sia resinati sia ad espansione. Ci sono diverse corde fisse che magari in futuro si potrebbero sostituire con dei cavi, e in generale il percorso è molto sicuro. Occorre fare attenzione ai primi salti perché ci sono dei punti poco protetti ed un po’ esposti.

E`un percorso per escursionisti a nostro avviso esperti e ovviamente attrezzati (EEA). In attesa di avere una scala di difficoltà per questo tipo di percorsi, lo possiamo comunque definire facile ma, con alcuni punti di attenzione. Infatti è facile perdere l’orientamento e restano verticali di tutto rispetto.

Sicuramente bello, divertente e fisicamente poco impegnativo, adatto quasi a tutti, ma meglio se con guida.

Il fatto poi che sia a pochi minuti dal centro di Olbia lo rende a nostro avviso un vero must, un percorso che permette di apprezzare il panorama da una posizione diversa rispetto al solito.

Un sentito grazie va naturalmente a Eugenio Degortes e a tutto il gruppo di Canyon in Gallura che lo ha sostenuto ed aiutato a realizzarlo.

Ne approfittiamo anche fare uno speciale ringraziamento a Corrado Conca che ci ha dato molte indicazioni e fornito una descrizione accuratissima.

Le foto sono (quasi tutte) di Sara Muggittu e i modelli sono Renato Casu e Maurizio Loi dello Speleo Club Oristanese.

Sequenza e altezza calate:

  • 1) 15 m
  • 2) 25 m
  • 3) 15 m
  • 4) 20 m
  • 5) 40 m
  • 6) 30 m
  • 7) 25 m
  • 8) 38 m
  • 9) 13 m evitabile sulla sinistra.
  • 10) 28 m
  • 11) 45 m
  • 12) 40 m
  • 13) 15 m

Scarica la traccia e i waipoints

Attenzione: nei pressi dell’8°e del 9° salto la traccia può aver perso punti quando siamo entrati nella cavità. I waypoints invece sono ok.

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