I racconti di VIS: Il tempo in cui Gorropu tacque

Ci sono luoghi che si raccontano da soli, con le loro pareti, il vento e il rumore dei passi sui sassi. E poi ci sono luoghi che, anche dopo anni di escursioni, continuano a lasciare domande sospese.
Per noi, Gorropu è uno di questi.

Dopo “La montagna vuota – Storia del pastore che trovò il paese nascosto di Tiscali”, abbiamo sentito il bisogno di tornare nel Supramonte con un secondo racconto. Così è nato “Il tempo in cui Gorropu tacque”, un libro breve ambientato nell’entroterra sardo dell’Ottocento, dedicato alla gola più famosa della Sardegna e alle leggende che la circondano.

Da dove nasce questa storia

Chi ha camminato con noi lo sa: ogni volta che si nomina Sa Mama ’e Gorropu, le domande sono sempre le stesse.
È vero che qui buttavano i vecchi?
Chi lo dice? Da dove arriva questa storia?
Cosa c’è di vero e cosa è solo leggenda?

Non esiste una risposta unica, pulita, definitiva. Esistono racconti tramandati a voce, pezzi di memoria, paure collettive, tentativi di dare un senso alla fame, alla siccità, alle annate storte. A un certo punto la guida tecnica – con dislivelli, tracce GPS e descrizioni del percorso – non ci bastava più. Volevamo provare a raccontare Gorropu anche in un altro modo.

“Il tempo in cui Gorropu tacque” nasce da qui: dai passi fatti dentro la gola, dalle domande ascoltate durante le escursioni e dal desiderio di parlare non solo di roccia e di acqua, ma anche di scelte, responsabilità e rispetto.

Copertina “Il tempo in cui Gorropu tacque”

Di cosa parla “Il tempo in cui Gorropu tacque”

La storia è ambientata in un paese ai piedi del Supramonte, in un’estate troppo lunga, quando il Flumineddu si riduce a un filo d’acqua tra i sassi bianchi. In questo clima di paura tornano a circolare parole antiche: Gorropu, sacrificio, Sa Mama ’e Gorropu.

Protagonisti sono Ritedda e Antoneddu, due ragazzi che scoprono che gli uomini del paese stanno pensando di ripetere un “rito antico”: portare un vecchio alla gola per chiedere in cambio il ritorno dell’acqua.
L’unica a non abbassare lo sguardo è Mammai Tzicchedda, una donna anziana abituata a dire le cose come stanno, che decide di scendere a Gorropu prima degli altri per “parlare” a Sa Mama ’e Gorropu a modo suo.

Gorropu, in questo racconto, non è un mostro che reclama sangue. È uno specchio. Non chiede sacrifici: costringe solo il paese a guardarsi per quello che è, con le sue paure, le sue scuse e il modo in cui tratta i più fragili.

Un ponte tra libro e sentiero

Come per il racconto dedicato a Tiscali, anche “Il tempo in cui Gorropu tacque” non è una ricostruzione storica. È narrativa, dichiaratamente.
I luoghi sono reali, le atmosfere sono quelle che viviamo davvero durante le escursioni, le leggende sono rielaborate con rispetto, senza sensazionalismi.

Il testo è stato sviluppato a partire dalle nostre esperienze sul territorio, con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale che hanno supportato la scrittura nella struttura e nel ritmo. Le idee, i temi e il legame con questi luoghi restano umani: nascono da anni di lavoro sul campo, di memorie familiari e di ascolto.

Il libro non sostituisce la guida escursionistica di Gorropu che trovi sul nostro sito: la affianca.
Puoi leggerlo prima di partire, per entrare nell’atmosfera, oppure dopo l’escursione, quando certi silenzi della gola ti saranno già rimasti addosso.

Dove trovarlo

“Il tempo in cui Gorropu tacque – Mammai Tzicchedda e la leggenda di Sa Mama ’e Gorropu” è disponibile su Amazon, in formato:

Fa parte della collana “I racconti di VIS”, dedicata ai luoghi reali narrati nelle guide escursionistiche del nostro sito.

👉 Qui il link diretto alla collana: “I racconti di Vis”

Se Gorropu ti ha sempre affascinato – o intimorito – speriamo che questa storia ti aiuti a guardarlo con un occhio in più: quello del rispetto, del dubbio e del silenzio scelto, non subìto.