Juvanne Martis e la morte del Carnevale in Barbagia

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Martedì grasso a Mamoiada è un giorno particolare e non solo per la chiusura del Carnevale tra i più noti della Sardegna, ma anche per la comparsa di alcune figure il cui rito ha radici molto lontane.

Juvanne Martis Sero Mamoiada

Dalla mattina infatti si odono per le strade del paese canti strazianti e urla di dolore. Provengono da un gruppo di uomini vestiti di nero con abiti tradizionali femminili che vagano per le vie di Mamoiada con un carretto trainato da un asino; all’interno un fantoccio con la testa di legno e il corpo imbottito di paglia: Juvanne Martis Sero,  “Giovanni Martedì Sera”.

il Fantoccio di Juvanne Martis Sero

La storia di questo personaggio della tradizione mamoiadina si ripete ogni anno, ogni martedì grasso.


Juvanne Martis rappresenta il Carnevale di Mamoiada che si appresta a finire appunto la sera del martedì. Il fantoccio morente viene portato in giro per case per una questua di vino che verrà versato al suo interno a mo di trasfusione; un modo per allungargli la vita e permettergli di arrivare in piazza.

Gli uomini, con il volto ricoperto di fuliggine ricavata da sughero bruciato, intonano canti funebri allegorici “attittos” ricordandone la vita e le gesta.

Urla di dolore per Juvanne

Una volta arrivati in piazza Juvanne esala l’ultimo respiro, non prima di un ultimo tentativo di salvarlo da parte del medico che dall’interno del fantoccio ne estrae le budella (di maiale).

Terminata l’operazione egli muore, e con lui il carnevale mamoiadino che darà appuntamento con questo rito l’anno successivo. Un altro gruppo di uomini, altri canti e altre storie.

Vedi tutta la gallery – F.to Sara Muggittu


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