Da Pozzomaggiore all’Argentiera

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La chiesa romanica di San Nicola di Trullas situata tra Semestene e Pozomaggiore

I nostri viaggi non sono mai uguali, ma d’altronde  è così anche la Sardegna; verdi campagne che si perdono a vista d’occhio, campi modellati dal tempo, testimonianze di templi antichi in mezzo a prati sconfinati. Il nostro primo maggio, dopo una visita alla chiesetta di San Nicola di Trullas tra Semestene e Pozzomaggiore, ci ha portato tra le campagne  di  Mara, nel cuore della valle di Bonu Ighinu  considerata in Sardegna la prima cultura ad aver utilizzato le cavità naturali come sepolcri. E infatti proprio nella “Ucca de su Tintiriolu” furono rinvenuti i primi reperti riconducibili a questa cultura. Nei pressi di questi insediamenti  si trova anche il Santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu nota anche con il nome di Bonvehì a pochi passi dai ruderi dell’omonimo castello.  Riprendiamo il cammino lungo la valle del Temo attraversando i territori di Monteleone Roccadoria e Villanova Monteleone e facciamo una piccola sosta ad Alghero.

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Veduta dall’esterno del Santuario di Nostra Signora di Bonu Ighinu

 

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Il nostro viaggio prosegue e termina all’Argentiera,  che ci lascia però un po perplessi. Il villaggio è in stato di abbandono totale, così come la vecchia laveria. Se ci si addentra un pochino lungo le stradine devastate dalle piogge ovunque si intravedono case diroccate, tracce di un complesso minerario oggi pressoché invisitabile perchè pericoloso.

Visitare la Sardegna è anche questo, è un’isola dalle mille sfaccettature; ogni luogo però seppur triste e abbandonato ha la sua storia.  Per noi il viaggio è anche questo, conoscere, esplorare, capire e scoprire i mille volti della nostra terra.

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